O’ GUAGLIONE

martedì, dicembre 9, 2014
By gennaro pezone
gennaro@gennaropezone.com

O’ GUAGLIONE

o guaglione

San Pietro s’ gustav’ a’ pennichella
int’a na’ nuvola comoda e spaziosa,
cu’ l’aria fine chella doce doce
che arriva inciel’ come nalit’ e na’ voce.

Arriva l’angiulillo, o’ scet’ e press’
“aizatevi san Pie’ v’ chiamm’ o’ Signore
inta a sala v’aspett’ p’ risolvere a questione”.
Era o’ iurno’ da assegnazione.
E piccirilli, chilli più birbant’, restan’ ciel’
e nun vann’ avant’,
perchè ncomppa a terra e spusi si lamentano
quann’ e criatur’ non so doce e so turmient’
s’ sceton’ e nott’,
vonne e bracc’ e a mamm’ poverell’,
pigli nu’ ciucciott e na’ canzon’,
p’ passà a’ nuttata e’ pur’ o’ solleon’.

Sta storia iev’ annanz’ da sei mis’
o’ magazzin’ era stato svuotat’
rimanevan’ doie gemelle e nu’ criatur’
pecch’ nun o voleva niscun’.
San Pietro con aria baldanzosa
entro’ nella stanza
e fece un intervento di sostanza:
“Maestà e doie gemelle so’ partut’ c’è rimast’ sul
chill’: o criatur’,
ma tutti e sant s’ so’ lamentat’
nun vonn’ sintì storie, chill’ è indiavolat’”.

San Ciro si alzò di botto e disse:
“amici cari ca’ nun s’ fa ne sorteggio
ne combinazione
ogn’ criature addà vè na degna sistemazione”.

“Vabbe’” rispose O’ Padreterno
“datevi una calmata
questo fanciullo, seppur vivace,
ha diritto ad una giusta sistemata.”

“Mi offro volontario“
tuonò una voce da lontano,
“lo piglio io questo birbantello,
lo porto giù tra la mia gente,
sarà vestito, cresciuto ed adorato,
come un figlio, non assegnato, ma desiderato”.

Fecero spazio a quella voce perchè
tutti erano curiosi di vedere il santo
che con tanta baldanza
rispondeva al Padreterno,
ma con molta creanza.

Nu’ sant stran’, giovan’, cu’ na’ npolla’,
o sang’ suio s’era portat’
salvato quand’ era stat’ assassinat’.

“San Gennaro proprio tu lo chiedi”
intervenne Sant’Ambrogio il milanese,
“un atto generoso è bene accetto,
ma in un contesto di pace e di rispetto.
 A casa tua non c’è vita futura
lottate ancora con la spazzatura!”

San Gennaro posò l’ampolla e disse:
“fratelli cari noi siamo brava gente
è vero siamo nella spazzatura
ma la colpa non è della creatura.
Quando è stato dato il dono e la gloria
per i politici di quel Paese,
non si doveva badare a spese,
e adesso cosa volete?
O’ Criatur’ mo’ teng’ a mie spese”.

San Gennaro er’ arrabiat’
nun s’aspttav na simil’ parat’
ma o’ Padreterno aveva apprezzat’
chillu gest’, chella sistemat’.

San Pietro o’ iuorn’ appriess’
accuminciaia a spulcià l’elenco de richiest’
tanta gent’ volev’ nu’ criatur’
a’ scelt’ era tost’,
ma bisognava farla ad ogni costo.
Mentre e’ sant’ pensavan’, savvicin’ l’angelo custode:
“chiedo scusa, sono stato chiamato,
ho saputo della sistemata,
un suggerimento mi par d’uopo,
debba fare per un sant’uomo.
Mi è giunta una preghiera
di una coppia giovane che ha patito
la perdita di un figlio in quella dolce terra
dal nome etrusco l’antica Volterra”.

“Questo bimbo tanto desiderato
da una malasanità non è stato curato,
ed i genitori con tanto dolore
lo hanno mandato in ciel con
tanto strazio al cuore”.

Tuonò San Pietro: “è così sia,
mandiamolo giù questo bambino,
che possa diventare anima pia”.

San Gennaro in cuor suo era contento,
sapeva che Volterra era per un momento
appena giovine, veloce come il vento,
o’ creatur’ avrebbe trovato giovamento,
tra i suoi pari, tra la sua gente.
“Chiamate il messo celeste” ordinò
San Gennaro, “che venga presto”
bisogna dare la lieta novella
ad una famiglia vissuta con la iella.

E così arrivò l’annuncio
nella casa dopo tanta sofferenza
un nuovo nato
per trovare gioia
e abbandonar la diffidenza.

Ma ncopp’ o’ ciel’ ancor’ s’ parlava
p’ stu’ criatur’ da’ tant’ abbandunat’
chell’ ca c’ vuleva era na’ riscossa
chian’ chian’ senza rottur’ r’ossa

Intervenne di nuovo San Gennaro:
“questo ragazzo avrà un futuro egregio
farà carriera con un impiego serio,
sarà assunto di ruolo alla regione
porterà in dono capacità e dedizione.”

Mentr’ San Gennar’ organizzav’
qualche lamentel s’aggirava:
“Ma come questo bimbo è un lazzarone
e noi in premio lo mandiamo alla regione?”

“Che razza di giustizia stiamo applicando
per tanti non è stato fatto tanto
questo ragazzo deve soffrire,
deve pagare l’ardire”

Una combutta era partita
chiedevano in tanti una punizione
per un ragazzo lazzarone.
“Si dia l’esempio, si prenda una saggia decisione
altrimenti va a mare la gestione”.

San Pietr’ di nuov’ a riposare
fu svegliat’ dal solito angiolett’
che l’avvert’ della ribellion’
di santi e diavolett’.

S’alzò seccat’ e disse:
“chiamate San Gennaro, per favore,
lui ha proposto la soluzione
e adesso per giusta convenzione
dia seguito alla giusta assegnazione.
E tenga conto che di pari passo
dovrà gestire anche il trapasso,
al giovane virgulto deve offrire
una situazione che lo faccia soffrire”.

Chillu’ pover’ San Gennaro
nun sapeva cosa fare,
gli restavan’ i santi e l’altar’
chill’ chiamat’ per parlar’
pe’ da consigli e apparar’
pur’ e guai che tutt’ sann’ far.

Ropp’ tant’ discussion
fu decis’ na’ riunion’
o’ popolo ro’ creat’
fu invitat’ sott’ l’altar’
e nu viecchio barbuto lesse la sentenza
che era legge, legge di penitenza.

“O popolo riunito,
oggi tra i santi e i serafini,
ascolta la soluzione
per il ragazzo ed i suoi affini.
Crescerà rubicondo,
bello libero e giocondo
ma man mano di pari passo
gli si attorni il grasso.
Lo si faccia camminare
fino a farlo sfiancare,
quando il moto lo trattiene
sarà giustizia piena.”

Si ribella San Gennaro:
“Signor mio non esageriamo
condanniamo un bimbo non un dannato.
Una pena così dura non si da
neanche per i danni della spazzatura.
Se tondo lo vogliamo fare, grande e grosso
risultare, be allora pensiamo al cervello
facciamo grande anche quello”.

A’ propost’ venn’ accolt’,
fu creato nu ver’ mostr’,
cu’ na panza’ esagerat’
e nu cirviell’ rigenerat,
o’ guaglion’ fu mannat
ncopp’ a terr’ apparicchiat’
pecch’ e sant’ hann’ deciso
chisto è o’ destin.

Sant’Ambrogio si pentì :
“Cari colleghi, forse abbiamo esagerato
nel condannare l’imputato,
se tanta disgrazia deve sopportare
un sostegno glielo dobbiamo fare”.

“Una compagna gli dobbiamo trovare,
non appariscente e senza pretese,
anche una bassa per il trapazzo
purchè sappia gloriare questo ragazzo
che alla bisogna
del braccio altrui agogna”.

Ropp’ nu’ cenn’ d’intes’ s’avvicina
na santa nova cu’ na faccia piccina:

“Credo di avere il soggetto adatto
una fanciulla solerte e laboriosa
il suo nome è Rosa .
Non è certo una badante ma il suo
cuore è un aiutante.
Per il caso come il nostro
è la giusta soluzione al problema posto”.

L’addetto fece l’accoppiata
e l’ordine parti dal creato.

Alla terra fu comunicato che i due prescelti
erano condannati.
Condannati a stare insieme da mattina a sera
e se di notte volevano amoreggiare,
be!, era permesso, si poteva fare.

Ancor’ ogg’ san Gennar’ quann’ c’ pensas’ ra pace e:
“mi sovviene il pensiero di quel ragazzo
che si divertiva come un pazzo
gironzolava nel creato
e rideva sempre quasi beato.
L’ho mandato sulla terra a scoprire le cose belle
ma la vita è stata dura
ha trovato la congiuntura.

Per fortuna che donna Rosa
ha gestito ogni cosa
ancora oggi lo segue con passione
la sua è una vera missione.
Ma alla fine sono contento
per un fedele che non è un portento
è solo un uomo sincero col pancione
che vive libero nella sua condizione.”

“Amico mio ora non fare danni,
non scrivere, fai venire gli affanni.
Lascia stare il racconto,
scrivi solo la tua storia…
Pensa serio e butta via tutta la boria.”

gennaro pezone

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