Mi hanno “strizzato” l’occhio …

lunedì, agosto 11, 2014
By gennaro pezone
gennaro@gennaropezone.com

La nostra mente è capace di assaporare i misteri dell’umana esistenza attraverso dei meccanismi che appartengono al corpo.

E’ strano che le vicissitudini siano collegate a fattori del libero arbitrio e, contemporaneamente, alla generosità dell’anima.

La mente ed il cuore.

Lo dice il Vangelo: l’esistenza vive di due fattori, quello della ragione e quello della “passione”.

Nei meandri del tempo si nascondono gli uomini, quelli veri, quelli con gli attributi, quelli che ti “strizzano” l’occhio per dire “ce la facciamo”.

Ed è questo il contesto della speranza.

Rivedi il colore del “tetto” degli alberi, assapori la notte, rimpiangi il chiaro di luna e le stelle si accendono di nuova luce ed il mare si calma, accarezza la battigia ed accoglie il “viandante” per la frescura.

E’ dolce il declinare la “condivisione”.

Il più grande atto d’amore.

E’ ancor più grande quando il problema passa da un “cliente” ad un “paziente”.

Questa è la mia storia, comune a tanti e che per fortuna trovano ancora il coraggio della risposta in uomini calati nelle miserie di una sanità a volte non “curante”, uomini che si spogliano dei titoli e si vestono della propria e della dignità altrui.

Sono gli uomini della misericordia. Sono uomini  che privilegiano l’essere persona.

Sono uomini che rischiano una professionalità acquisita con anni di servizio.

Il servire per migliorare la qualità della nostra vita.

Potrebbero vivere di “nomea”, frutto di impegno passato.

Poi arriva il caso che non ti aspetti. Il caso che ti fa tremare i polsi.

Un uomo come me, che oltre ai sentimenti è portatore sano di un corpo affamato di spazio.

Un corpo che grida aiuto e che tanti hanno messo alla porta.

Il sereno dopo la tempesta.

Due medici ieri, presso l’Ospedale Moscati di Avellino, il dottor Cesare Gridelli ed il dottor Cesare Guida,  mi hanno spogliato della miseria umana e mi hanno rivestito d’arcobaleno.

Che sia un buon esempio per tutti, un esempio da seguire, che sia la svolta nella gestione della dignità di un malato.

Li ho ringraziati anche per i tanti che quotidianamente si nutrono di “verde”.

Quel verde che riempie i prati e li colora con i fiori.

Ho rivisto la luce, quella dopo il buio, quella che si intona con gli occhi verdi di una donna e con il sorriso di una figlia, già una figlia…..perché l’altra era impegnata a piangere…. di gioia.

 

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