E poi …

giovedì, giugno 12, 2014
By gennaro pezone
gennaro@gennaropezone.com

E poi ti accorgi che la vita vale quanto un soldo di cacio, quanto un lampione che non si spegne ai sospiri, o quando diventi il protagonista di un evento di comodo e quando i sussurri rimangono soli.

E vai oltre, scopri la rabbia senza ira, la peggiore, quella che tinge come il carbone, quella insipida senza sapore ed attorno c’è un vuoto.

E vorresti riempire il giorno e la notte, vorresti avere il sole al posto degli occhi e le stelle che ti guardano e sorridono.

Quanto è buia la notte.

Non quella temporale ma quella fisica, quella che ti macina dentro come uno schiaccisassi per estrarre quel poco che c’è.

Ma tu sei  andato oltre il “confine”.

Sei andato tra il bene ed il male a raccogliere le briciole di un sogno che non ti appartiene perché i sogni sono pensieri che non  trovano “casa”.

Ti rimetti in gioco, ti togli l’armatura ed offri te stesso al gioco delle parti.

Ma la vita non fa sconti, a volte sorride poi ti deprime e le tue lacrime non hanno “sapore”.

Sono scialbe le parole che nascono dai falsi pregiudizi e dalle ipocrisie.

Sono falsi gli inviti per “educazione”.

Quante volte ho trovato un accenno per buona educazione.

La verità è strana, a volte ti offende, a volte ti consola ma non è complice di compromessi nè di buona educazione.

L’esistenza degli uomini è legata alla complicità di chi gli vive attorno.

Ma il termine di “complicità” è complesso, molto complesso.

Richiede la saggezza, l’altruismo, la condivisione, lo stesso sguardo, lo stesso orizzonte.

E’ triste sapere che il soldo ha traviato il bene dentro di noi.

La speranza è sempre stata rappresentata al futuro, oggi è stata relegata ad un fatto passato che non torna più.

Bisogna andare oltre, oltre noi stessi, oltre quel mondo che appare e si trasforma.

Andiamo, è tempo di cambiare.

Apriamo i cassetti e diamo aria alle “note” profonde, quelle che ci imbarazzano perché, diciamocelo, un pò ci vergogniamo di  essere globalizzati.

Ci vergogniamo se ci piacciono i fiori, se ci emozioniamo per un film o se lasciamo una carezza ad un figlio adulto.

Voglio imbarazzarmi ancora: riporterò la speranza al futuro e ricomincerò ad abbracciare i miei figli anche se hanno l’età per essere “nonni”.

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